Vincere attraverso il distacco è un concetto che può essere sconcertante per chi lo associa a indifferenza o passività. Tuttavia, per vincere, dobbiamo prendere le distanze dal trionfo. Ho vinto si dice sempre alla fine.
In definitiva, molti implicano lo smantellamento dell'ego che in realtà non è l'ego ma il pensato del demiurgo che bisogna smantellare. L'ego pilotato dal demiurgo cerca sempre l'approvazione esterna, ha bisogno della vittoria e si sente avvilito senza di essa. In ogni sport, c'è un'enorme differenza tra il fragore degli spalti e il silenzio di uno spogliatoio solitario. Non dovrebbe importare a una persona spirituale? È sufficiente essere in pace con se stessi, indipendentemente dall'esito della partita? Se fosse vero, nessuno giocherebbe, tutti cercheremmo ritiri spirituali di pace e meditazione.
La vittoria può essere un'esperienza spirituale, perché non soddisfa solo l'ego. Qualsiasi esperienza nutre l'Anima. Il trionfo può essere dolce o amaro, la differenza sta solo in ciò che si percepisce dentro di se. L'anima desidera esperienze dolci, ma impara da quelle amare. Man mano che avanziamo, attratti da questi due poli, cresciamo spiritualmente. In qualsiasi momento, la sconfitta può scaturire dalle fauci della vittoria, proprio come possono essere eseguiti i colpi più difficili. L'intero gioco è come la vita ridotta alla sua essenza, come un fulmine intrappolato in una bottiglia. Raggiungere l'armonia tra l'ego e l'Anima è uno degli obiettivi primari della spiritualità ma è necessario smantellare il demiurgo, ripulire l'ego perchè dovrà essere in veste di aiutante, non si può distruggere l'ego esso è necessario in questo piano terreno però si può armonizzare e renderlo puro come acqua limpida di sorgente.
Le più grandi gioie della vita si verificano quando le esperienze interne ed esterne sono in armonia. In quei momenti, il trionfo sembra un evento sublime, non ci lascia storditi o esausti, ha il sapore esattamente come lo avevamo immaginato. Questa corrispondenza si ottiene attraverso un processo chiamato resa. Come tutti sanno, la resa significa rinunciare. In termini spirituali, la riduciamo semplicemente al dare. Diamo senza alcun desiderio egoistico di ricevere nulla in cambio.
Una persona che non desidera veramente nulla dagli altri avrà l'intero universo a sua disposizione. Con questo atteggiamento in mente, la resa viene naturale, non è più necessario combattere la tendenza dell'ego a controllare, manipolare e aggrapparsi per il soddisfacimento del demiurgo e delle sue tossico dipendenze emozionali. Pensate al mettere, che è sempre stato la rovina dei maniaci del controllo perché mette alla prova la convinzione dell'ego di sapere come vincere. La vittoria non è qualcosa che si può conoscere. L'esito di qualsiasi evento appartiene assolutamente all'ignoto. Un esempio è Cristiano Ronaldo, lui nel calcio è un vincente ed ha una collezione di riconoscimenti e trofei individuali e di squadra, lui quando scende in campo è sicuro di se gioca per vincere, ma segue il momento tappa per tappa e nella maggioranza delle volte ha vinto.
Solo quando cediamo e ci affidiamo al momento, questo pallone finisce in rete e con la sicurezza di se lo si manda sotto all'incrocio dei pali. In queste condizioni magiche, persino la distanza non sembra avere importanza, puoi tirare anche da centrocampo o dalla 3/4 come puoi tirare dall'area grande o piccola, il pallone entra in rete perchè l'energia scorre in modo corretto.
Il Dio Universale che dimora nel silenzio di ogni individuo, possiede una Dea che danza con lui, o in altre parole, deve sempre esserci Amore Universale tra Divino Maschile e Divino Femminile quindi l'Unione Divina. Alcuni potrebbero trovarlo insensato quando ad esempio Filippo Inzaghi diceva che lui viveva per il goal e amava la sensazione che percepiva ad ogni goal ed infatti super pippo segnava sempre ed è tra i migliori centravanti italiani di tutti i tempi.
La resa prospera dove non c'è nulla da temere, nulla da controllare e nulla da giudicare. Danza intorno alla rete successiva, convincendo il pallone a entrare. E se non entrasse? La nostra lealtà non deve vacillare. Non lasciamoci tentare dal gesto familiare che attrae così tanti giocatori scoraggiati. Diciamo invece: "Ho chiesto a un Dio ed una Dea di organizzare questo goal nel miglior modo possibile, questo è il modo migliore possibile".
Un metodo per risvegliare questo potere è con una meditazione costante e prolungata basata sul Silenzio Interiore. Chi segue la via della devozione erige altari e la adora, venerandola con offerte di fiori e incenso metaforicamente parlando. Dico tutto questo per sottolineare che il Dio e la Dea sono pure potenze divine. Bisogna avere fede nell'esistenza di una presenza che potremmo non percepire mai con i nostri sensi, ma che ci vede, ci conosce e ci guida. Questa presenza veglia su di noi fin dalla notte dei tempi. Sa cosa dobbiamo fare, e sa come comunicarcelo. La vaghezza delle mie parole non è deliberata, la resa non è un atto che segue un piano o uno schema. In ogni momento dobbiamo espandere un po' di più la nostra fede dicendo: "La risposta è già qui, sono disposto a vedere come si dispiega".
Questo atteggiamento porta benefici nel tempo perché il potere che invochiamo è così immenso che possiamo riceverlo solo progressivamente. Sii paziente. Questo potere onnisciente è reale e intende fluire in te e trasformarti in un'espressione dei più alti impulsi dello spirito. Con questo atteggiamento, la fede crea un legame miracoloso.



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