L'Albero della Vita cabalistico è un simbolo complesso e profondo che traccia in modo intricato il processo attraverso il quale la fonte divina che la chiamo Dio Universale, coscienza universale o mente divina, si manifesta nel mondo fisico. Per comprendere appieno la portata del significato dell'Albero sarebbe necessario uno studio approfondito, che potrebbe occupare un intera pergamena egizia.
Qui descriverò gli aspetti essenziali per illustrare come questo antico simbolo si colleghi sia agli insegnamenti occulti che alle dottrine religiose, fornendo una base per ulteriori esplorazioni e illuminazioni.
Fondamentalmente, l'Albero della Vita cabalistico funge da modello che descrive dettagliatamente come la pura coscienza si trasformi in energia, che infine si manifesta come la realtà materiale che sperimentiamo. Questo albero simbolico è strutturato in dieci sfere, o sefirot (singolare: selirah), ognuna delle quali rappresenta un'emanazione o un aspetto dell'essenza divina.
Queste sefirot tracciano le fasi della manifestazione dalla fonte divina al piano fisico, mostrando come la mente divina si dispiega nella realtà tangibile.
L'Albero agisce sia su scala macrocosmica che microcosmica. A livello macrocosmico, riflette la struttura e i processi dell'universo stesso, illustrando come la coscienza divina plasma e governa il mondo fisico attraverso energie cosmiche e leggi naturali. Questo aspetto macrocosmico dell'Albero dimostra come la fonte divina si manifesti e sostenga l'universo. A livello microcosmico, l'Albero rappresenta il viaggio dell'individuo dal regno spirituale alla forma fisica e ritorno. Questo si allinea al principio "come in alto, così in basso", il che significa che ogni persona incarna un microcosmo di coscienza universale.
Esplorando l'Albero della Vita, possiamo acquisire intuizioni su aspetti della nostra anima e sulla sua connessione con la fonte divina.
La struttura dell'Albero include dieci sefirot, 22 sentieri e un'ulteriore sefirah, Da'at.
Sebbene Da'at non sia sempre menzionata esplicitamente come una delle sefirot, è considerata un regno nascosto che rappresenta un profondo livello di conoscenza e funge da ponte verso dimensioni spirituali superiori.
A livello microcosmico, Da'at corrisponde agli aspetti nascosti della mente subconscia a cui accediamo durante la meditazione, fornendo una porta d'accesso ad altri regni di coscienza.
All'apice dell'Albero si trova Keter (Corona), che rappresenta la fonte divina, la sephiroth più elevata che incarna l'origine ultima di tutta la creazione. Keter è spesso descritto come la "concentrazione di luce". Questa luce divina emana verso il basso attraverso i 22 sentieri, il regno nascosto di Da'at e le dieci sephiroth, e infine raggiunge la base dell'Albero in Malkuth (Regno).
Malkuth simboleggia il piano fisico, rappresentando il mondo materiale nel macrocosmo e il corpo umano nel microcosmo. Pertanto, l'Albero della Vita non rappresenta solo la manifestazione discendente della coscienza divina nel regno fisico, ma rappresenta anche il percorso di ascesa spirituale dall'esistenza fisica alla fonte divina.
Questo viaggio illustra il passaggio dalla coscienza umana tridimensionale a una crescita spirituale superiore e alla riunione con l'essenza divina dentro di noi, che è intrinsecamente una cosa sola con Dio Universale.
I dieci Ephiroth dell'Albero della Vita sono intimamente associati a dieci corpi celesti: Terra, Luna, Mercurio, Sole, Venere, Giove, Marte, Saturno, Plutone e Nettuno.
Questi pianeti trascendono la loro identità di semplici entità fisiche o rocce fluttuanti; sono profonde manifestazioni di energie universali, ciascuna delle quali incarna una fase unica del processo creativo. Questi corpi celesti fungono da canali per diversi aspetti della forza creativa che permea l'universo, plasmandone la struttura e le dinamiche. I pianeti che osserviamo con i nostri sensi non sono solo forme fisiche, ma espressioni tangibili delle più profonde energie metafisiche che governano il cosmo e gli intricati processi della Sephirah universale.
Ogni pianeta, attraverso la sua associazione con una particolare Sephirah, svolge un ruolo vitale nell'atto continuo della creazione, canalizzando le energie che danno vita all'universo e ne sostengono la continua evoluzione.
L'uomo è un microcosmo della coscienza divina, che riflette l'immensità del divino nella forma finita dell'umanità.
L'essenza stessa dell'universo, con tutto il suo potere creativo, la sua saggezza e la sua profondità spirituale, si riflette nell'esperienza umana. I talloni, che toccano la terra fisica, rappresentano Malkuth, il Regno, il regno materiale e il fondamento della nostra esistenza.
Al contrario, la testa è allineata con l'Etere, la Corona, il punto più alto dell'Albero della Vita, che rappresenta la pura coscienza, l'unità e la fonte divina.
Kether è il regno del potenziale infinito, dove tutto è uno. Nell'aspetto non manifesto dell'universo, è la porta d'accesso alla creazione, la scintilla divina e la fonte di tutte le cose.
La Cabala è un'antica e profonda tradizione esoterica, che in seguito divenne una pietra angolare del misticismo ebraico.
Per secoli, saggi e mistici ebrei hanno ampliato questa saggezza per interpretare i misteri della creazione, l'ordine del cosmo e i principi fondamentali che governano l'universo, come descritti nella Torah, la Legge mosaica o l'Antico Testamento della Bibbia.
La Cabala tradizionale si occupa profondamente di ogni fase della creazione, simboleggiata dalle Sephiroth dell'Albero della Vita, e attinge a testi sacri come la Yetzirah e lo Zohar. Questi testi costituiscono il fondamento dello studio cabalistico, offrendo un'esplorazione profonda e intricata dei principi metafisici che plasmano la realtà.
Nel regno della Cabala pratica, tuttavia, l'enfasi si sposta dalla contemplazione astratta all'applicazione personale.
L'Albero della Vita è visto non solo come un progetto cosmico, ma come una mappa dinamica delle forze interne che plasmano la nostra esistenza individuale.
Questo diagramma sacro rivela la configurazione energetica che scegliamo quando ci incarniamo in questo mondo, rappresentando il progetto del viaggio della nostra anima.
Ogni volta che "discendiamo" dai regni superiori nel mondo manifesto per intraprendere un nuovo ciclo di vita, assumiamo una serie di involucri o corpi energetici: mentale, emotivo, eterico e fisico.
Questi strati formano collettivamente la personalità che esprimiamo in questa vita.
Tuttavia, è fondamentale ricordare che non siamo solo il "personaggio" che interpretiamo in questa incarnazione; piuttosto, siamo l'"attore" che assume ruoli diversi nel corso delle vite.
Questo "attore" è il nostro vero sé, il nostro essere essenziale, che trascende le identità temporanee che adottiamo. Questo "io" più profondo ritorna nel mondo ripetutamente, spinto dalla ricerca di esperienze che espandano ed elevino la nostra coscienza.
Sebbene sia importante non affezionarsi troppo al "personaggio" che stiamo interpretando in questa particolare vita, è altrettanto cruciale il modo in cui comprendiamo noi stessi. La nostra personalità attuale detiene le chiavi della missione, o obiettivo, della nostra vita, una missione che l'Albero della Vita Personale, derivato dalla saggezza cabalistica, ci aiuta a scoprire e a realizzare.
L'obiettivo di vita di ogni persona è strettamente intrecciato con le sue passioni, i suoi talenti e le attività che le procurano il massimo senso di soddisfazione e appagamento.
Che la propria passione risieda nell'arte, nella musica, nella letteratura, nella filosofia, nella cultura o nello sport, è spesso attraverso l'espressione di questi doni che si trova un significato e una direzione più profondi nella vita.
Il perseguimento di queste passioni non è solo un percorso verso la realizzazione personale, ma anche un riflesso dell'obiettivo della propria anima.
Oltre a identificare e coltivare i nostri talenti, la Kabbalah sottolinea l'importanza dei 22 Percorsi di Apprendimento sull' Albero della Vita. Questi percorsi rappresentano lezioni essenziali che possono essere pienamente integrate solo attraverso l'esperienza vissuta e diretta. A differenza della conoscenza intellettuale, che può essere acquisita attraverso lo studio, la saggezza di questi Sentieri deve essere incarnata, sentita e vissuta.
Ogni sentiero collega due Sephiroth, o attributi dell'Anima, e le lezioni di ogni sentiero sono intrinsecamente legate alle energie di queste sfere connesse. Questi insegnamenti includono lezioni di vita fondamentali come la pazienza, l'accettazione, il lasciar andare, il distacco, la libertà, la definizione di limiti, l'ambizione, la gestione del cambiamento, la forza di volontà, l'iniziativa, l'estroversione, l'introspezione, il perdono e la riconciliazione.
Nella cornice cabalistica, si ritiene che nulla nella nostra vita accada per caso. Ogni dettaglio, inclusi il nostro nome, cognome e data di nascita, ha un significato ed è permeato di significato.
Jaime Villarrubia, sulla base di questa comprensione, ha sviluppato un metodo per creare un Albero della Vita personale, unico ed esclusivo per ogni individuo, per quanto riguarda i dettagli personali codificati in forma numerica, questo Albero della Vita personificato funge da guida, rivelando la specie, i percorsi dell'impresa e le lezioni che dovrebbero plasmare il proprio viaggio spirituale.
L'Albero della Vita Personale illustra la discesa dell'energia della Fonte della Vita mentre si muove attraverso i 10 Sephiroth.
Questa discesa traccia i nostri mondi spirituali, mentali ed emotivi unici, fornendo profonde intuizioni sulle forze che modellano la nostra esistenza.
Comprendendo questa mappa, siamo guidati nel nostro viaggio verso noi stessi. La realizzazione delle ventose, la crescita dei bifidi e, a sua volta, all'illuminazione.
L'Albero della Vita non offre solo una visione dell'ordine cosmico della vita ma Fellowship di reclutamento, ossia uno strumento per la trasformazione personale, che aiuta a navigare le complessità della vita.
L'Albero della Vita cabalistico influenza profondamente la nostra comprensione dei numeri, in particolare nel contesto della numerologia e del simbolismo dei numeri stessi. La struttura dell'Albero è intrinsecamente legata al sistema numerico, con le sue dieci Sefirot che riflettono principi metafisici più profondi che risuonano con il modo in cui concettualizziamo i numeri. Nel suo nucleo, l'Albero cabalistico illustra il viaggio della manifestazione divina, dove il numero 1 simboleggia la fonte ultima: l'unico Dio Universale, la coscienza singolare o l'essenza divina.
Questo numero rappresenta l'origine di tutta la creazione, l'unità indivisa da cui tutto riflette.
Incarna il concetto di una presenza divina singolare e onnicomprensiva.
Man mano che procediamo attraverso l'Albero, il processo di manifestazione si dispiega attraverso le dieci Sefirot. Il numero 10, in questo contesto, simboleggia il completamento del ciclo della creazione. Rappresenta il ritorno dell'essenza divina dalle sue varie manifestazioni alla sua unità originaria. Questa natura ciclica evidenzia il movimento dal numero 1 ai molti e di nuovo al numero 1 chiudendo essenzialmente il ciclo della manifestazione e riunendosi alla fonte.
Il numero 10 non è solo un punto finale, ma anche un simbolo del ritorno all'origine. Rappresenta il culmine del viaggio attraverso le dieci fasi della manifestazione, che culmina nel ritorno alla singolare fonte divina. Questo ritorno allo "zero" o unità completa il ciclo della manifestazione, sottolineando l'idea che tutta la creazione è un'emanazione della mente divina e che, in ultima analisi, cerca di tornare al suo stato originario di unità. Il numero 10 è simbolo di perfezione ed equilibrio, incarnando la completezza ultima. Questo si riflette nel sistema gematrico inglese, dove sia le parole "man" che "Adam" hanno valori numerici che sommati danno 10.
Questa correlazione mostra che l'umanità, rappresentata da Adamo, incarna la perfezione e l'immagine divina, o coscienza universale. Il significato del numero 10 sottolinea il fatto che tutti gli esseri umani sono creati a immagine e perfezione di Dio Universale.
Evidenzia l'integrazione degli attributi divini in noi: possediamo sia la mente divina che il corpo terreno. Questo è il vero significato del perché la Bibbia chiamò il primo uomo "Adamo" metafora dal mascolino.
L'Albero della Vita cabalistico può essere simbolicamente rappresentato nelle mani umane quando vengono poste in un gesto specifico, le dieci Sefirot dell'Albero della Vita possono essere rappresentate nei palmi e nelle dita.
Il gioco della campana, un classico gioco da cortile in cui i bambini disegnano una griglia con il gesso e saltano dall'1 al 10, ha una sorprendente somiglianza con l'Albero della Vita cabalistico. Questa somiglianza è più di una semplice coincidenza; il gioco della campana può essere visto come un gioco simbolico che rappresenta il viaggio della coscienza, riflettendo l'ascesa spirituale da Malkuth a Keter nella tradizione cabalistica. In questa interpretazione, ogni salto nel gioco riflette un passo nello sviluppo della coscienza, un movimento attraverso le sefirot che rappresentano diversi aspetti dell'esistenza.
Partendo da Malkuth, che simboleggia il mondo fisico e il fondamento della vita, il giocatore procede verso l'alto, sforzandosi di raggiungere Keter, il punto più alto della coscienza divina e dell'illuminazione.
Questo viaggio attraverso i numeri, o sefirot, riflette il percorso spirituale di scoperta e realizzazione del proprio obiettivo di vita.
Pertanto, la campana non è solo un semplice gioco per bambini, ma un atto profondamente simbolico che incarna le fasi della crescita spirituale e della ricerca di una consapevolezza superiore.
Attraverso questa attività ludica, i bambini ricreano inconsapevolmente un antico viaggio mistico, evidenziando le profonde connessioni tra la vita quotidiana e le tradizioni spirituali.
La sfera di luce che circonda Dio Universale rappresentata in un quadro simboleggia la fonte divina, spesso associata a Keter, la sephirah più elevata dell'Albero della Vita cabalistico. Keter, che rappresenta la corona, è l'origine da cui scaturisce tutta la creazione e incarna la volontà divina dell'individuo. La bussola tenuta da Dio, che si estende in due percorsi, rappresenta le sephirot di Chokmah e Binah, che si trovano direttamente sotto Keter. Chokmah, comunemente tradotta come "saggezza", è più accuratamente definita come "conoscenza pura", riflettendo il suo significato di "potere di sapere cosa" o informazione pura. Binah, che significa "comprensione", rappresenta il processo di comprensione e sintesi delle informazioni.
Queste due Sefirot sotto Keter simboleggiano le dualità fondamentali della creazione (energie attive e passive, maschili e femminili) riflesse nel cervello umano, dove Chokmah corrisponde all'emisfero destro femminile e Binah all'emisfero sinistro maschile.
Il motivo per cui sottolineo questa connessione è per illustrare che la religione, incluso il Cristianesimo, affonda le sue radici in antiche tradizioni esoteriche e occulte.
I cristiani delle origini, più vicini alla fonte di questa saggezza spirituale, compresero queste realtà più profonde. Riconobbero che per connettersi veramente con Dio Universale, bisogna impegnarsi in questa conoscenza esoterica, che va oltre le interpretazioni letterarie spesso presenti nei testi religiosi pensati dal demiurgo.
Questa comprensione di Dio Universale, della creazione e del cosmo, rappresentata in tradizioni esoteriche come Kabbalah o Cabala, rivela un percorso spirituale molto più ricco e profondo di quanto comunemente insegnato.
Ciò dimostra che la vera essenza della religione è profondamente intrecciata con queste antiche tradizioni spirituali, che offrono una connessione più diretta e significativa con il divino.
Tiferet, spesso chiamata "bellezza", è l'incarnazione dell'equilibrio e dell'armonia fondamentali dell'universo. Si trova nel cuore dell'Albero della Vita cabalistico, dove convergono tutti i sentieri, sottolineandone l'importanza senza pari. Tiferet non è un mero concetto astratto; è una realtà vivente: la forza generativa, amorevole e nutriente attorno alla quale ruota l'intero universo.
Questa forza cosmica trova il suo specchio nel Sole, il corpo celeste più vitale, la cui energia sostiene la vita e la crescita. La posizione centrale del Sole nel cosmo è un riflesso diretto del ruolo di Tiferet come nucleo dell'universo. A livello microcosmico, Tiferet corrisponde al cuore umano, il centro stesso della vita all'interno del corpo. Il cuore è il Sole del nostro universo personale, che sostiene la vitalità e regola la forza vitale dentro di noi. È evidente che l'anima risiede nel cuore, rendendolo la sede della nostra personalità e della nostra energia vitale. Proprio come Tiferet mantiene l'equilibrio e l'armonia dell'universo, il cuore armonizza tutti gli aspetti della nostra esistenza, sia dentro di noi che nelle nostre relazioni con il mondo.
Il corpo umano può essere visto come un sistema solare a sé stante, con l'aspetto "solare" che rappresenta l'anima, l'essenza stessa del nostro essere. L'anima si manifesta attraverso il cuore, che funge da centro spirituale di ciò che siamo. Il cuore è molto più di un semplice organo: è il nucleo della nostra coscienza emotiva, amorevole e compassionevole. Questa è l'essenza del nostro essere, dove risiede il fuoco interiore del coraggio, dell'emozione e della forza di volontà. Se il cuore viene contaminato da emozioni negative, quella negatività si manifesta inevitabilmente nei nostri pensieri, parole e azioni, distorcendo la nostra percezione degli altri e del mondo che ci circonda.
Quando pensiamo a qualcuno che conosciamo bene, non consideriamo prima il suo aspetto fisico. Pensiamo invece alla "sua volontà", alla sua personalità, alle sue verità, al suo coraggio, al suo umorismo e all'essenza che lo rende ciò che è.
Questa essenza è l'anima, che risiede nel cuore. Le parole che una persona pronuncia, il modo in cui si esprime: tutto scaturisce dal cuore e riflette la sua vera natura.
Nel mondo odierno, molte persone agiscono principalmente a partire da una coscienza mentale, centrata nella testa, focalizzata sulla logica, sull'elaborazione delle informazioni e sulla risoluzione delle situazioni. Tuttavia, la vera comprensione e saggezza derivano dal vivere a partire dalla coscienza del cuore, il nucleo emotivo e spirituale del nostro essere.
Il cuore, come Tiferet, è la forza unificante che porta equilibrio e armonia, sia dentro di noi che nell'universo.
Esaminando il dipinto del 1625 "La Santissima Trinità" dell'artista rinascimentale Guido Reni, situato nella Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini a Roma, si può scorgere una sofisticata integrazione del simbolismo cabalistico.
Questo dipinto offre una profonda rappresentazione della gerarchia divina che corrisponde all'Albero della Vita cabalistico, rivelando un livello più profondo di significato spirituale ed esoterico.
Nella parte superiore del dipinto, Reni raffigura un uomo anziano, tradizionalmente inteso come Dio Padre. Questa figura rappresenta Keter, la sephirah più elevata dell'Albero della Vita cabalistico, spesso definita la fonte divina o la Corona. Le braccia tese di questa figura simboleggiano l'emanazione dell'energia divina, che si divide in due sentieri distinti: Chokmah (Saggezza) e Binah (Comprensione). Queste sefirot, che seguono Keter sull'Albero, illustrano il processo di emanazione divina e lo sviluppo dei principi cosmici dalla fonte divina assoluta.
Direttamente sotto questa figura, Reni colloca una colomba, che simboleggia lo Spirito Santo. Il colore bianco della colomba e le sue ali spiegate rappresentano la purezza e l'essenza spirituale dello Spirito Santo. In termini cabalistici, questo può essere visto come corrispondente a Da'at, o conoscenza, che, sebbene non sempre esplicitamente menzionata come sephirah, indica il punto di interfaccia tra il mondo divino e il mondo manifesto.
La colomba incarna l'essenza spirituale che unisce il regno divino trascendente con il mondo fisico.
Più in basso nella composizione, Reni raffigura Yeshua il Cristo, che rappresenta la manifestazione fisica dell'essenza divina. Questa figura si allinea con la sephirah di Malkuth (Regno) nella Cabala, che simboleggia il mondo materiale e l'aspetto fisico dell'esistenza.
In quanto incarnazione della volontà divina e della sua presenza nel regno terreno, Yeshua illustra come i principi divini astratti, a partire da Keter, si manifestino infine nel mondo tangibile e materiale. Integrando questi elementi kabbalistici, il dipinto risuona con tradizioni esoteriche che offrono una comprensione più profonda della struttura divina e delle sue manifestazioni.
Questo quadro riflette una ricca interazione tra simbolismo spirituale e dottrina religiosa, dimostrando come le antiche tradizioni mistiche continuino a influenzare e arricchire l'arte religiosa. Ricordiamo che Spiritualità e Religione non sono la stessa cosa.
Esaminando la storia di Yeshua inventata dalla religione, la sua morte all'età di 33 anni è ricca di significato simbolico. Questo numero si allinea con la struttura dell'Albero della Vita cabalistico, che consiste di 10 Sephiroth, 22 sentieri e la Sephirah nascosta di Da'at, per un totale di 33. Il viaggio da Malkuth (Terra) a Kether (Fonte) implica l'attraversamento di questi sentieri, ognuno dei quali rappresenta una fase cruciale dell'evoluzione spirituale. L'iniziazione all'Albero della Vita cabalistico richiede uno studio approfondito di ogni Sephirah e del suo sentiero corrispondente.
Ogni sentiero offre una lezione spirituale unica, essenziale per progredire verso la Sephirah successiva. Ad esempio, il primo sentiero da Malkuth, Yesod, segna l'inizio di questo viaggio trasformativo. Comprendendo gli insegnamenti esoterici associati a ciascun sentiero, si possono svelare i segreti necessari per progredire verso l'obiettivo finale di raggiungere Kether, lo stato più elevato di connessione divina. Tuttavia, questa ascesa non è solo un esercizio intellettuale.
Ogni Sephirah è governata da una forza spirituale che si manifesta nella vita dell'iniziato, presentando sfide e lezioni cruciali per la crescita dell'anima. Queste esperienze non sono arbitrarie, ma sono progettate per spogliare l'anima dei suoi vecchi aspetti materialistici, permettendole di evolversi.
Il processo implica un graduale smantellamento dell'ego pilotato dal demiurgo, un abbandono del sé inferiore per far posto a uno stato dell'essere superiore. Questo viaggio spirituale è più di un semplice innalzamento della propria frequenza; è una profonda rinascita, con il potenziale di trasformare radicalmente la propria vita.
Gli spiriti associati a ogni Sephirah possono portare caos e distruzione, non come forma di punizione, ma come passaggi necessari nel processo di purificazione, costringendo l'individuo ad affrontare e superare i limiti della propria esistenza materiale.
In questo contesto, la crocifissione di Yeshua all'età di 33 anni simboleggia il sacrificio supremo dell'ego e del sé materiale. Le sue cinque ferite corrispondono ai cinque sensi, rappresentando la rinuncia agli attaccamenti sensoriali e la trascendenza del mondo fisico.
L'atto di innalzare la croce sulla montagna simboleggia l'elevazione della coscienza, l'ascesa metaforica verso l'illuminazione.
La crocifissione di Yeshua, è un potente simbolo del processo spirituale di sacrificio di sé e trasformazione che conduce all'unione con il divino.
Il sacrificio, spesso frainteso nei tempi moderni, è un potente strumento spirituale.
Abbandonando volontariamente certi aspetti di sé, si può trasformare l'energia della morte in nuovi inizi e stadi superiori di sviluppo spirituale.
La crocifissione è una rappresentazione simbolica di questo profondo processo, che illustra il viaggio verso l'unione con la fonte divina attraverso l'atto supremo del sacrificio di sé.


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