Per tutti i popoli antichi, il fuoco era simbolo del Divino che dimora nelle profondità di ogni cosa. Robert Flood, mistico rosacrociano del XVII secolo, affermò che il fuoco dei filosofi si divideva in tre parti: in primo luogo, un fuoco visibile, fonte di luce e calore fisici; in secondo luogo, un fuoco invisibile, o astrale, che illumina l'anima; in terzo luogo, un fuoco spirituale, o divino, che nell'universo è conosciuto come Dio e nell'uomo come spirito. Gli iniziati, che prestavano giuramento alla presenza della fiamma, rinunciavano alle preoccupazioni minori della vita ordinaria. E, liberate dagli attaccamenti di questa sfera materiale, queste anime purificate diventavano custodi di quella fiamma simbolica di saggezza che credono sia la vera luce del mondo.  Questa luce è una manifestazione di ciò che chiamano «l'unica vita universale», quell'agente attivo i cui impulsi sono la causa di tutti i fenomeni siderali. Dove nell'antichità questa fiamma di luce, questo fuoco spirituale, era oggetto di un'adorazione universale e veniva venerata come la presenza stessa di Dio, ora giace sepolta sotto le rovine del tempio distrutto dell'uomo. Oscurata dagli interessi preminenti della carne, emette solo un debole bagliore in quest'epoca non filosofica, eccetto nascosta dietro il velo dei Misteri, praticata in segreto.

Commenti

Post più popolari